Le torsioni: perché fanno così bene e come farle senza farsi male

Sia per i praticanti avanzati che per chi ha cominciato yoga da poco vale la pena scendere un po’ nel dettaglio di un movimento molto importante da inserire in una sequenza di asana.

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Le torsioni sono tra le posizioni più antiche dello yoga. Per torsioni si intendono tutte quelle che implicano un avvitamento della spina dorsale lungo il suo asse che va dal coccige al cranio. Come molte asana possono diventare movimenti estremi e quindi da fare con cautela e possono avere effetti piuttosto profondi sulla nostra fisiologia, perciò le analizzeremo per capire come farle acquisendone i benefici senza doverne accusare i possibili effetti negativi. Vediamo come agiscono sui diversi apparati:

OSSA

Innanzitutto una cosa da notare è che durante una torsione la spina dorsale, avvitandosi, si accorcia. Le vertebre sono ossa e perciò indeformabili. Ciò che fanno è avvicinarsi tra di loro comprimendo i dischi intervertebrali, i cuscinetti su cui poggiano e su cui si muovono. Questo schiacciamento, se fatto nel giusto modo, è estremamente salutare per i dischi e li mantiene sani e vitali.

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Un disco è una sorta di cuscinetto cilindrico di gel al quale un’arteria e una vena portano il nutrimento e levano gli scarti per diffusione.. Lo schiacciamento generato dalle torsioni garantisce che questo gel si possa rimescolare favorendo il processo di diffusione e previene la formazione di ristagni che possono portare a un processo di infiammazione o di degenerazione. E’ importante però che il disco sia compresso il più possibile uniformemente per evitare che una parte venga schiacciata troppo e si infiammi. In presenza di ernie o infiammazioni le torsioni sono molto benefiche ma vanno fatte con particolare attenzione e delicatezza.

Le vertebre poi non hanno tutte lo stesso grado di torcibilità. Contrariamente a quello che normalmente si crede, le lombari sono quelle meno in grado di torcersi (20°). Dovendo portare molto peso hanno una struttura che impedisce loro un movimento troppo ampio. Infatti sono dotate di faccette che limitano grandemente la possibilità di torsione. Tutte insieme permettono una torsione di appena 20°. Le dorsali, invece, hanno un più ampio grado di torcibilità. Se non sono molto mobili questo è più facilmente dovuto ad una rigidità dei muscoli della zona toracica. Le cervicali sono ancora più mobili, ma sostengono strutture più delicate e non bisogna forzare la torsione del collo per compensarne una minore di altre zone.

In particolare la vertebra col più alto grado di torcibilità dopo le cervicali è quella che congiunge le dorsali con le lombari ed è qui che è maggiormente utile visualizzare il fulcro del nostro avvitamento. Inoltre è utile ricordarsi di allungare la spina dorsale nei movimenti di transizione tra una torsione e l’altra o almeno alla fine della serie.

MUSCOLI

Oltre a migliorare la salute della spina dorsale, con le torsioni si possono avere grandi risultati anche nella correzione della postura, soprattutto nel caso delle scoliosi. Featured imageLe torsioni imposte alla colonna vertebrale e a tutto il tronco esercitano i muscoli, rendono la colonna più flessibile e stimolano i nervi spinali. Grazie ad esse il tessuto connettivo intorno alla spina dorsale si libera, le fibre muscolari possono quindi scorrere meglio l’una sull’altra acquisendo mobilità. In torsione tonifichiamo, rafforziamo e allunghiamo i muscoli para vertebrali e obliqui responsabili di buona parte del nostro atteggiamento posturale e ridoniamo loro elasticità e tono.

Questi sono i muscoli su cui vogliamo agire principalmente con le torsioni: para vertebrali o rotatori della colonna” che collegano una vertebra all’altra, gli erettori del dorso, i quadrati dei lombi, gli intercostali e gli addominali. Generalmente nelle torsioni vengono coinvolti i muscoli del cingolo scapolare e del collo, responsabili anch’essi di un buon equilibrio posturale. Inoltre a seconda della posizione agiscono in sinergia per il mantenimento dell’asana altri muscoli tra cui il grande dorsale, gli addominali, tricipiti, bicipiti, adduttori della gamba.

Un muscolo in particolare su cui agiscono le torsioni è il diaframma, muscolo striato cupoliforme che grazie alle torsioni diviene più flessibile ed elastico. Se abbiniamo alle torsioni la respirazione diaframmatica possiamo ottenere benefici sia per il diaframma sia per l’apparato gastrointestinale, poichè con la respirazione diaframmatica e l’addome compresso dalla torsione riusciamo ad aumentare la pressione della cavità addominale e a massaggiarla aumentando i benefici per gli organi addominali e il sistema digestivo. Questo beneficio si ottiene già anche in altre asana se, assieme ad una respirazione diaframmatica profonda si porta attenzione a non espandere l’addome verso l’esterno durante l’inspirazione e a sgonfiarlo bene durante l’espirazione, ma in questo caso il principio è doppiamente valido.

ORGANI E TESSUTI

Le torsioni interessano buona parte dell’apparato digerente e del sistema urinario.

Organi come l’esofago, lo stomaco, l’intestino, il fegato e la cistifellea, il pancreas, la milza ma anche i reni e la vescica vengono massaggiati e “strizzati” durante qualsiasi asana di torsione. Innanzi tutto la torsione del busto e la conseguente compressione alternata del ventre stimola gli organi addominali migliorando l’attività digestiva e la peristalsi intestinale.

Le posture di rotazione tramite l’azione di compressione che attuano sulla cavità addominale, sono intensi esercizi di purificazione, in quanto aiutano a drenare verso le vie di eliminazione tutti i liquidi , e i gas, che ristagnano negli organi contenuti in questa cavità: al rilascio dalla compressione vengono irrorati da nuovo sangue ossigenato, perciò il loro funzionamento viene migliorato e vengono eliminate le principali cause di malattia. Le torsioni, quindi, hanno una grandissima azione purificatoria e di ringiovanimento dei tessuti.

IL FUOCO DIGESTIVO

Attraverso la loro potente azione a livello degli organi le torsioni sono posizioni molto efficaci anche per stimolare e mantenere in equilibrio Jathara Agni (il fuoco digestivo), un elemento che accompagna le funzioni fisiche legate alla digestione.

Più precisamente, jathara Agni è responsabile della trasformazione che avviene nella digestione: dal cibo ad energia disponibile, in tessuto sano e in scorie da eliminare.

Quando il fuoco digestivo è in equilibrio il metabolismo è sano: la digestione, l’assorbimento e l’eliminazioni sono regolari. Questo dona buona salute, un sistema immunitario forte. Secondo l’ayurveda da agni dipende la durata della nostra vita. Inoltre a livello mentale chi gode di un metabolismo bilanciato (sama agni) è caratterizzato da un comportamento calmo e rilassato e da una mente concentrata e ferma.

Al contrario, quando AGNI è debole, il cibo non può essere trasformato in tessuto o in energia e neanche in materiale di scarto, come le feci e le urine, ma indugia in uno stato intermedio amorfo che non serve alle funzioni vitali, né può essere eliminato. Si forma così una sostanza che l’ayurveda

chiama AMA. Questo termine sanscrito significa “crudo”, “indigerito”, “non-processato”. Questo materiale tende ad accumularsi e ad intossicare il corpo.

ASPETTI SIMBOLICI

Come accade per il cibo, in questa zona possono accumularsi anche emozioni inespresse, traumi e situazioni non digerite completamente. Il fuoco gastrico infatti è situato nell’addome in corrispondenza del centro dell’ombelico dove risiede l’importantissimo centro energetico di manipura-chakra, produttore di energia. È qui che secondo lo yoga vengono metabolizzate le nostre esperienze. Rendere questo centro mobile e vitale ci aiuta sia in senso fisico che psicologico ad assimilare ciò che la vita ci porta, a girarci indietro e poter osservare il nostro passato e quindi a far tesoro delle nostre esperienze ed anche a guardare la vita da più prospettive e a guardare dentro noi stessi in più direzioni. Maggiore mobilità nelle torsioni rappresenta anche maggiore capacità di cambiare prospettiva e trovare nuove soluzioni ai problemi piuttosto che fare marcia indietro o scontrarcisi ripetutamente prendendoli di petto. Questa capacità permette di non rimanere incastrati in schemi mentali e abitudini rigide, ma di avere piuttosto la flessibilità per fluire con grazia nella corrente della vita.

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