Upavasa: il digiuno degli yogi

Lo yoga, oltre alla pratica sul materassino, prevede una serie di abitudini che aiutano da una lato a rendere il corpo più sano, forte e disteso, dall’altro a mantenere la mente libera, serena e focalizzata, per potersi dedicare più facilmente alle pratiche di contemplazione che portano a conoscersi e vivere una vita più consapevole.

Fra queste c’è anche il digiuno. Nella tradizione yogica è previsto un digiuno periodico per permettere al corpo di rigenerarsi, ripulirsi e ringiovanire, e alla mente di fare lo stesso.

Vediamo cos’è e come praticarlo..

Il digiuno nelle religioni

La pratica del digiuno non è una peculiarità dello yoga, ma è presente in tutte le culture e accompagna da sempre la storia dell’uomo. In molte religioni viene regolamentata sia l’ingestione di cibo che l’astinenza da esso e si usa il digiuno per acquisire chiarezza e introspezioni mistiche. Nella tradizione cristiana conosciamo quello celebre di Gesù che si ritirò a digiunare quaranta giorni nel deserto, e, anche se ora è caduto in disuso, c’era il digiuno praticato in quaresima. Il digiuno è comunque previsto dalla Chiesa come pratica di penitenza e per rinvigorire lo spirito ed è stato praticato da molti santi.

Nella tradizione ebraica c’è il giorno del Kippur, giorno in cui chiedere perdono a Dio per gli errori commessi e in cui è previsto un digiuno di un giorno intero. Qui il digiuno ha un forte carattere espiatorio. Sono previsti anche altri giorni di digiuno, per lo più per commemorare tragedie vissute dal popolo ebraico.

Anche per l’islam il digiuno ha un’importanza fondamentale, tanto da essere uno dei 5 doveri principali del devoto. Nel periodo del ramadan in cui ci si astiene dal cibo per tutta la durata del giorno per sviluppare l’autocontrollo e riuscire a non cadere vittima delle bramosie materiali che corrompono la mente e che rendono negligenti nei confronti del volere divino.

Nella tradizione buddista il digiuno viene utilizzato per acquisire un controllo sul proprio corpo e purificarlo e aiuta il risveglio della propria spiritualità. Buddha stesso ha digiunato a lungo prima di illuminarsi.

Anche nella tradizione indù è un grande strumento di autodisciplina che vuole mantenere un rapporto armonioso tra mente e anima e aiutare la contemplazione. Attraverso il controllo del corpo si vuole arrivare ad avere una conoscenza non condizionata dai sensi e ottenere la liberazione dal ciclo delle rinascite.

Queste sono le più diffuse, ma anche molte altre religioni e tradizioni minori osservano forme di digiuno.

Il digiuno terapeutico

Spesso quando mi trovo a parlare di digiuno mi accorgo che la gente ha paura di saltare anche solo un pasto pensando che questo possa minare le proprie condizioni di salute. Siamo abituati a mangiare di continuo e non ci rendiamo conto di aver sviluppato un attaccamento al cibo eccessivo. In molte zone del mondo sono diffuse malattie legate alla denutrizione e alla malnutrizione. Nei paesi occidentali questo problema non c’è, ma sono assai diffuse le malattie da sovralimentazione. Mangiando di continuo, spesso male, e più di quanto ci serve, finiamo per accumulare tossine che non abbiamo mai modo di smaltire. Il digiuno è un ottimo sistema per farlo.

Storicamente il primo medico di cui si sa con certezza che prescrivesse il digiuno, soprattutto per le malattie acute,  è Ippocrate: niente meno che il padre della medicina, per intenderci quello del famoso giuramento fatto dai medici novizi all’inizio della loro vita professionale. Ippocrate prescriveva un digiuno che portasse ad una crisi di guarigione, in cui l’umore in eccesso veniva espulso dal corpo, e ammoniva di non ricominciare a mangiare finché la crisi di guarigione non fosse passata. Dopodiché consigliava di riprendere a mangiare con una dieta vegetariana molto leggera fino alla guarigione completa.

Anche se la medicina ufficiale tende a non riconoscere il digiuno come metodo terapeutico (forse perché non si può brevettare..), la sua efficacia è stata riconosciuta nel trattamento dell’artrite, dei rumatismi, delle disfunzioni sessuali, delle allergie alimentari e di una serie di altri disturbi.

Una cosa su cui concordano tutte le scuole di medicina naturale è che la maggior parte delle malattie ha origine nel tratto gastrointestinale. Perciò tutte concentrano le loro attenzioni sulla dieta ritenendo che il cibo possa essere una medicina (come del resto può essere un veleno). Non è un caso che il sistema immunitario si concentri soprattutto nell’intestino.

Molti sistemi per la cura di tumori, diabete, malattie cardiovascolari, malattie croniche, malattie autoimmuni e disturbi mentali prevedono la pulizia dell’intestino e il buon funzionamento del tratto gastrointesinale attraverso un’alimentazione vegetariana o comunque ricca di verdure e frutta.

Tra queste, alcune scuole prevedono anche il digiuno terapeutico anche per la cura di malattie gravi come il cancro. Il digiuno si sta diffondendo come cura per una miriade di disturbi. Ormai sono tante le testimonianze di guarigioni anche miracolose. Sostanzialmente è un sistema naturale di autoguarigione in cui il nostro corpo non dovendo spendere energie per digerire il cibo, può concentrarsi sulla digestione ed eliminazione delle cellule vecchie e dei depositi tossici accumulati all’interno del nostro corpo che generano infiammazioni e infezioni. Allo stesso tempo da modo ai tessuti di rigenerarsi. Spesso è per questo che quando ci si ammala si perde l’appetito. Il corpo si mette in stand-by e in modalità guarigione.

Tra i tanti a curare col digiuno un personaggio famoso fu Shelton (Il digiuno può salvarti la vita), che nella sua scuola igienista, curò migliaia di persone con i digiuni. Le uniche che non accettava erano i malati terminali di tumore perché le loro condizioni erano troppo precarie per questo tipo di terapia.

Gerson (Guarire con il metodo Gerson) invece, con i suoi estratti di verdure e i clisteri ha avuto diversi casi di guarigione anche con malati terminali. Il suo metodo di pulizia è più complesso, ma molto efficace. Grazie a lui si è diffuso l’uso degli estrattori a bassa velocità per farsi succhi di frutta e di verdure preservando le proprietò nutritive

Pare che anche gli studi degli anni 50 che hanno portato ad asserire che la dieta mediterranea è così salutare non abbiano tenuto conto che nel campione esaminato c’erano anche molti crisitani ortodossi che praticavano digiuni per motivi religiosi.

I digiuni a scopo salutistico possono essere più o meno impegnativi: digiuno con zuppe di verdure, digiuno con succhi e spremute, digiuni con tisane, digiuni ad acqua o digiuni a secco (quest’ultimo è molto intenso e viene fatto per depurare a fondo i tessuti del corpo, ma va fatto solo se da tempo si fanno digiuni e il corpo è abituato e pulito).

Possono avere anche differente durata: dai digiuni di più giorni (oltre i tre giorni è bene chiedere consiglio ad un esperto e verificare le proprie condizioni di salute) fino al così detto digiuno intermittente su cui si fa ricerca in questo perdiodo e che va di moda come dieta per perdere peso e per migliorare le prestazioni in palestra: si tratta di concentrare l’assuzione di cibo in un arco di sei ore in modo da lasciarne altre 18 a riposo per permettere le attività di depurazione. A digiuno infatti il corpo entra in fase chetogenica scomponendo le tossine. La notte è già un piccolo periodo di digiuno, è per questo che è preferibile, la sera, mangiare presto e un pasto leggero.

Sostanzialmente fare il digiuno intermittente significa prolungare questo piccolo digiuno saltando la colazione e mangiare solo tra pranzo e cena. Si fa d’istinto quando ci si sente ingolfati la mattina e molte persone lo fanno regolarmente.

Il dottor Veronesi (La dieta del digiuno) è vissuto fino a oltre 90 anni mangiando una volta al giorno per almeno una cinquantina e Vim Hoff (La forza nel freddo), un uomo che ha provato un’incredibile resistenza al freddo e alle malattie, mangia una volta al giorno.

Anch’io spesso la mattina aspetto per mangiare se non ho fame e qualche anno fa ho conosciuto una ragazza che mi ha impressionato per forma fisica, salute, umore e aspetto giovanile che da un pò di anni mangiava una volta al giorno. Il digiuno intermittente può essere un buon modo per prendere confidenza con questa pratica.

Più il digiuno è lungo, invece, più è importante uscire con gradualità. L’ideale è una dieta vegana leggera che duri quanto è durato il digiuno. Il modo yogico di interrompere il digiuno è con un bicchiere d’acqua con limone e un pizzico di sale. Dopo una mezzoretta mangiare una banana non troppo matura masticandola poco e poi mangiare della frutta o verdure cotte.

Per digiuni lunghi sono a disposizione anche diverse cliniche residenziali dove si ha il vantaggio di essere seguiti e monitorati e si può staccare dai propri impegni e rilassarsi.

 Il digiuno yogico

Nella tradizione yogica, e in quella indiana più in generale, sono previsti giorni di digiuno che vengono calcolati in base alle fasi lunari. I giorni del mese considerati più propizi per il digiuno sono quelli di ekadashi, ovvero l’undicesimo giorno dopo la luna nuova e la luna piena, e i giorni di purinama, ovvero luna nuova e luna piena.

Per noi occidentali sembrano pratiche superstiziose, ma le pratiche yogiche sono il risultato di una sensibilità sottile affinata da una tradizione millenaria.

Noi siamo fatti per lo più di acqua e l’acqua risente dell’influenza della luna. Questa influenza è riconosciuta e applicata in agricoltura, nelle scienze marittime ed anche nelle scienze psicologiche e sociali. Numerosi studi hanno infatti evidenziato come nei giorni vicini alla luna nuova e alla luna piena aumentino gli incidenti, i delitti, i suicidi, i parti naturali, i casi di insonnia e di sonnambulismo.

Secondo la tradizione i giorni di ekadashi sono i giorni in cui Shiva andava in samadhi e sarebbero giorni particolarmente adatti da dedicare alle pratiche spirituali. Il digiuno aiuta queste pratiche calmando la mente e rendendola più ricettiva. Infatti il significato in sanscrito di upavasha è avvicinarsi al divino (upa: vicino, vasha: la dimora del divino). Secondo gli yogi in questi giorni la ghiandola pineale secerne degli ormoni particolari che facilitano l’esperienza mistica in chi medita e digiuna. Quando mangiamo  questi ormoni non possono essere riassorbiti dai nostri centri sottili più elevati.

Il digiuno non garantisce l’illuminazione..  Però in ogni caso, se si comincia questa pratica si potranno ridurre enormemente i disturbi fisici e umorali legati a questi giorni e avvertire un beneficio fisico e mentale, oltre che ripulire gradualmente il proprio corpo.

La pratica del digiuno yogico inizia dopo la cena del giorno precedente. Si smette di mangiare per una giornata intera e si riprende con la colazione del giorno dopo, per un totale di 36 ore.

Le prime volte si può sentire qualche disagio dovuto alle tossine che vengono veicolate nel sangue per essere espulse, ed è per questo che è importante bere molto per alleggerire il lavoro dei reni, ma dopo i primi digiuni e con la giusta dieta queste sensazioni scompaiono lasciando il posto ad un senso di leggerezza e vitalità.

Novità: ora puoi fare lezione online con me. Vai alla pagina Lezioni online per saperne di più 😉

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