Dalle asana semplici a quelle complesse

L’ordine delle asana

Praticare yoga non vuol dire solo salute e benessere, ma anche andare più a fondo, ascoltare sé stessi, mettersi in discussione e sviluppare pazienza. I praticanti incontrano questi stati d’animo a diversi livelli, sia all’interno di una stessa lezione che nel lungo periodo con l’evolvere della propria esperienza di pratica.

Lo yoga ci permette di coltivare il nostro personale cambiamento e a un certo punto ci scopriamo trasformati quasi senza accorgercene. La pratica potrebbe essere paragonata alla “goccia che scava la pietra”: non ci accorgiamo subito del risultato ma esso invariabilmente arriva. E così può capitare, ad esempio, che un allievo che riteneva impossibile chiudere la posizione dell’aratro, dopo alcuni mesi, improvvisamente esclami, sorpreso e felice: “Terra!” quando i suoi piedi raggiungono il pavimento. Allo stesso modo potrà accadere di scoprirsi meno rigidi e più resilienti nei confronti di quello che ci accade nella vita quotidiana.

Questi risultati sarebbero impossibili se la pratica non fosse costante e se l’allievo non persistesse anche in quei giorni in cui il corpo gli sembra duro e legnoso.

Muoversi da semplice a complesso lungo il cammino di minor resistenza.

Il principio di base è quello di passare progressivamente da azioni semplici ad azioni complesse in un’esplorazione della propria pratica che sia il più agevole e naturale possibile. Non significa che dobbiamo evitare movimenti impegnativi (lo yoga infatti prevede tapah: ardore), ma che ricercheremo un’equilibrio tra lo sforzo e il rispetto dei nostri limiti.

Se cerchiamo di saltare alcuni passaggi per arrivare più velocemente al risultato rischiamo di perderci importanti informazioni su noi stessi e sulla pratica in sé. Muoversi consciamente passo dopo passo da dove ci troviamo ora a dove stiamo andando è una parte essenziale del movimento yogico (vinyasa krama). Questo è vero sia per la scelta della variante di una certa asana, nel passaggio graduale da una posizione facilitata alla sua versione finale, passaggio che l’allievo a un certo punto avvertirà necessario, a volte anche in maniera autonoma, sia all’interno della scelta di determinate sequenze piuttosto che altre.

Ogni posizione e ogni movimento di transizione ci richiede d’ingaggiare certe fasce muscolari, la cui contrazione o rilassamento permette stabilità, agio ed equilibrio all’interno dell’asana. Piuttosto che creare random una sequenza è importante porre ogni asana in relazione con l’altra in modo che l’una renda maggiormente accessibile la successiva. Ogni posizione contiene elementi di altre posizioni ed è per questo che determinarne la corretta successione permette di sviluppare maggiore consapevolezza di come il corpo può aprirsi e stabilizzarsi in forme via via più complesse. Se ne saranno accorti gli allievi che magari per via della fretta saltano alcuni passaggi e si ritrovano ad affrontare una certa posizione con maggiore fatica e difficoltà di quanto magari non gli capiti a lezione con sequenze più progressive.

Le asana più semplici suggeriscono il punto di partenza per esplorare il movimento nelle asana più complesse. Muovendosi gradualmente da semplice a complesso il corpo si apre più facilmente e più semplicemente verso possibilità più profonde. La pratica in sé diventa la guida personale di ognuno: con la regolarità le asana diventano sempre più familiari e la relazione con esse cresce e si approfondisce sempre di più.

In fondo lo yoga è un ulteriore modo di stare con noi stessi e di conoscersi meglio. È l’opportunità che abbiamo per prenderci il nostro tempo che non è solo il tempo materiale che impieghiamo per praticare ma anche un ritmo che accordiamo a noi stessi dove non c’è fretta ma solo scoperta e osservazione.

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