Yoga, difese immunitarie e salute: 3 pratiche di grande impatto

In questo periodo, come ogni anno, si pensa a come affrontare l’autunno e mantenere le difese immunitarie alte e, mai come quest’anno il tema delle nostre difese immunitarie è così sentito per molti di noi. Quali sono le strategie dello yoga che possiamo applicare per tenerci sani e prevenire e curare le malattie? Tutte! Non diciamo qui che praticare yoga sia l’unica cura per tutti i mali, ma che di sicuro è un importante coadiuvante di qualsiasi altra strategia per recuperare e mantenere il nostro stato di salute. Lo yoga propone un insieme di tecniche volte a raggiungere un equilibrio maggiore e una salute mentale e fisica che permetta di sperimentare la beatitudine e l’unione con la creazione. Se lo yoga ha ambizioni altissime e, piano piano, apre la via per realizzazioni sempre più ampie, anche senza avere scopi così grandiosi, praticando i suoi precetti possiamo viverne i benefici.

Vediamo in pratica quali tecniche di yoga possono avere maggiore impatto sulla nostra salute.

Daremo prima un quadro di riferimento dei livelli su cui lavora lo yoga, per poi vedere nello specifico alcune tecniche su cui si il praticante si può concentrare per ottenere uno stato di salute più vibrante e capace di sostenere stress e malattie.

Lo yoga si divide in 8 anga (o rami): 4 esterni e 4 interni.

I 4 esterni hanno a che fare con con la realtà esteriore e quindi con le azioni nel mondo fisico.

I primi due rami riguardano quelli che potremmo chiamare i “principi morali”, ossia regole di condotta per portare equilibrio e armonia col mondo esterno. Nello yoga non c’è l’idea di castigo o colpa, ma più semplicemente di azione e reazione. Perciò, a seconda di come mi comporterò, avrò un riverbero nel mio ambiente, nel mio corpo o nella mia coscienza. Questi precetti sono più simili alla saggezza popolare che ai 10 comandamenti. Per esempio il precetto della non violenza è più assimilabile al proverbio “chi semina vento raccoglie tempesta”. Alcuni comportamenti dirigono la coscienza verso uno stato di maggiore equilibrio, consapevolezza e beatitudine, altri verso conflitto interno ed esterno, sofferenza e ottundimento. Man mano che con le pratiche di yoga si ottiene un maggior potere sulla propria coscienza queste pratiche aiutano a non diventare “causa del proprio mal”.

  • Il primo anga, yama (che significa fermare, controllare), riguarda il rapporto con gli altri e mira a sviluppare la capacità di trattenersi dal fare cose che porterebbero disarmonia e sofferenza nel proprio ambiente. Tornando all’esempio della violenza, un comportamento irascibile e incontrollato provoca sofferenza e rovina le relazioni coi nostri cari. Questo non significa che si debbano subire soprusi, ma che, con la consapevolezza, si può reagire in maniera ferma e lucida, spesso avendo anche risultati migliori.
  • Il secondo anga, niyama (ovvero le cose da non-non fare), riguarda il rapporto col nostro mondo interiore, a partire dal nostro corpo, e in particolare tutte le azioni, da cui non astenersi per pigrizia o rifiuto, che ci aiutano ad avere un livello maggiore di energia, entusiasmo, ispirazione, conoscenza e consapevolezza. Si va dalla cura del corpo allo studio. Di questo anga fanno parte le pratiche di sobrietà, pulizia e i digiuni che rendono sano, forte e vibrante il nostro corpo. Anche l’ardore e la costanza da impiegare nella pratica del sadhana (le pratiche spirituali) fa parte di questo anga. Yama e Niyama meritano un approfondimento a parte, che affronteremo in un altro articolo, ma sostanzialmente viene sempre più spontaneo praticarli man mano che si praticano le asana e la meditazione.
  • Poi viene l’anga più conosciuto dello yoga, le asana. La pratica delle asana serve a pulire e fortificare il corpo, a liberarlo da agitazione, torpore e letargia, per renderlo adatto a percepire e lasciar scorrere liberamente le energie più sottili che vengono stimolate e sperimentate con gli esercizi di respirazione e di meditazione. Si può praticare la meditazione anche senza asana o viceversa, ma alla lunga si sentirà l’esigenza di fare entrambe perché sono un po’ lo specchio della stessa medaglia; con entrambe, da punti opposti, andiamo a stimolare profondamente il nostro sistema mente corpo (se vuoi approfondire l’argomento leggi il mio libro Scienza, yoga e meditazione). La pratica regolare libera il corpo dalle tensioni inutili, rafforza le zone deboli, purifica e rigenera i tessuti donando al contempo uno stato di maggior benessere e vitalità dovuto all’ impatto equilibrante delle asana sul sistema endocrino.
  • Il quarto anga è quello del pranayama, ovvero del controllo dell’energia vitale tramite il controllo del respiro. Ci sono molti esercizi a riguardo, disponibili ovunque su internet, ma il mio consiglio è quello di non lanciarsi in queste pratiche senza la guida di un maestro esperto e soprattutto senza aver prima praticato con regolarità per un lungo periodo asana e meditazione. I benefici sono grandi, ma anche gli effetti collaterali di una pratica sbagliata o semplicemente disordinata possono andare a vanificarli facilmente e causare danni.
  • Gli altri 4 anga sono chiamati anga interni e riguardano, tutti, diversi stadi della meditazione. Questo dà l’idea di quanto centrale sia la meditazione nel sistema dello yoga. La meditazione è il collante di tutti gli anga esterni. È grazie ad essa che si arriva a comprendere l’impatto che le nostre azioni hanno sulla nostra consapevolezza e si può capire l’utilità dei primi due anga ed è grazie ad essa che la pratica di asana e pranayama diventa sempre più sottile ed efficace e la nostra consapevolezza si espande. La vita diventa più ricca e significativa, abbiamo sempre meno squilibri da compensare e ci viene spontaneo moderare l’appetito e cercare uno stile di vita più sano.

Nel suo insieme lo yoga ci rende più sani e resilienti (trovi un approfondimento del perché e del come nel libro Scienza yoga e meditazione), ma alcune pratiche agiscono come “steroidi” per il nostro sistema immunitario.

Premesso che per una vita sana e felice il mio primo consiglio rimane la pratica regolare di asana e meditazione, seguito dallo studio dei testi dello yoga e da una sana alimentazione di cibi freschi ad alta carica vitale (secondo i dettami dell’ayurveda), le 3 pratiche qui di seguito possono avere un forte impatto benefico sulla nostra vitalità e capacità di reazione allo stress e agli agenti patogeni: il digiuno regolare. Nella tradizione yogica è previsto di digiunare due volte al mese, in giorni particolari che seguono il calendario lunare e vanno sotto il nome di ekadashi. Il digiuno aiuta a ripulire a fondo il tratto digestivo e, se prolungato, i tessuti dell’intero corpo. Stimola poi l’ormone della crescita che favorisce la rigenerazione dei tessuti danneggiati. Pratica antica di guarigione passata in disuso negli ultimi anni con la cultura di “una medicina per ogni male”, sta tornando alla ribalta con gli studi più recenti sulla digiunoterapia. Consiglio di documentarsi un po’ prima di cimentarsi con digiuni fai da te, per sapere anche quali possono essere i rischi di tale pratica se non si gode di un buono stato di salute. Oltre ad essere una pratica di pulizia fisica è anche una forte pratica di pulizia mentale.

Le docce fredde. Secondo lo yoga la doccia andrebbe sempre fatta (o per lo meno conclusa) ad una temperatura inferiore di almeno qualche grado rispetto a quella corporea. Quando dico fredda però intendo più fredda possibile. Di doccia fredda ho parlato in maniera più esaustiva in questi articoli che trovate nell’archivio del mio blog. I benefici di questa pratica sono innumerevoli, ma in generale possiamo dire che l’esposizione al freddo migliora la nostra resilienza allo stress, la nostra circolazione periferica e il metabolismo cellulare. È un toccasana da praticare la doccia fredda prima della meditazione. Se non l’avete mai fatto provatelo!

Da ultimo vi consiglio una tecnica di respirazione che ha sviluppato l’uomo che più di ogni altro ha portato alla ribalta il valore curativo e rigenerante dell’addestramento al freddo: Wim Hof. Chiamato anche “the Iceman” per il fatto che ha registrato record di esposizione al freddo che vanno ben al di là di quello che la scienza riteneva umanamente possibile, ha ottenuto questi risultati anche grazie ad una tecnica di respirazione che ha mutuato dal tummo, una tecnica di respirazione tibetana per sviluppare calore nel corpo e adattarsi al clima rigido dell’himalaya.

I ricercatori che studiato gli effetti di questa pratica unita alle docce fredde hanno trovato che questa tecnica ha una serie di benefici sul nostro organismo: alcalinizza il sangue, migliora il metabolismo cellulare dei grassi, aumenta i livelli di energia stimolando i mitocondri, riduce l’infiammazione basale e aumenta il numero di globuli bianchi rendendo il nostro sistema immunitario più efficace nel contrastare le infezioni. Su youtube potete trovare un sacco di tutorial e spiegazioni scientifiche del suo metodo che è molto semplice. C’è anche una app che vi può guidare nella pratica. Siccome è una stimolazione intensa, il mio consiglio è quello di farla sempre seguire da 5 minuti di rilassamento per lasciare che il metabolismo torni ad uno stato di normalità.

Chi pratica yoga non solo sente un benessere fin da subito, ma si accorge nel tempo che molti disturbi si attenuano e spesso scompaiono. Se trattiamo male il nostro corpo questo ci farà soffrire, ma se impariamo a trattarlo con rispetto e cura non tarderà a ringraziarci. La nostra mente può essere una potente fonte di veleni o di medicine a seconda di come la usiamo e con lo yoga possiamo imparare ad usarla a nostro favore anziché a nostro detrimento. Nel tempo ci accorgeremo che anche il nostro ambiente può nutrirci o avvelenarci e che, se viviamo il nostro corpo, la nostra mente e il nostro ambiente con maggiore consapevolezza, ci apriamo la strada verso la salute e la beatitudine. Dentro di noi sta la porta del nostro benessere e della nostra felicità e lo yoga è una chiave che può aprire quella porta.

“Yoga is like music: the rhythm of the body, the melody of the mind, and the harmony of the soul create the symphony of life.” B.K.S. Iyengar

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